In Italia un bambino su 8 in povertà assoluta

Secondo i dati Istat sale a un milione e 292mila il numero dei minori poveri, segnando un +14% rispetto all’anno precedente. Per Raffaella Milano «una vera emergenza». Quadruplicate le famiglie con figli minori in povertà assolutaSono sempre di più i bambini in povertà assoluta. Un dato impressionante che Raffaela Milano, direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children, commentando il rapporto sulla povertà in Italia nel 2016 diffuso oggi da Istat definisce un’emergenza. «I dati lo confermano: la povertà dei bambini è una vera emergenza e come tale va affrontata, con interventi diretti, coraggiosi e urgenti».Secondo l’Istat infatti, sono saliti a 1 milione e 292mila i bambini che vivono in condizione di povertà assoluta, pari a 1 minore su 8. Sono 161mila in più (+14%) rispetto all’anno precedente.

Aumenta anche l’incidenza del numero dei minori in povertà assoluta sul totale della popolazione che versa in stato di indigenza, passando dal 10,9% del 2015 al 12,5% del 2016.Anche le famiglie con figli minori in povertà assoluta sono quadruplicate: la loro incidenza sul totale delle persone colpite da povertà assoluta è passata, dal 2007 al 2016, dal 2,4% al 9,9%. Il peggioramento della situazione economica colpisce in maniera più estesa anche i minori che sono in povertà relativa: sono 2 milioni e 297 mila nel 2016 e rappresentano il 22,3% della popolazione in questa condizione (nel 2015 erano il 20,2%).

Purtroppo i dati ci dicono che sono tantissime le famiglie che non possono neppure offrire ai propri figli pasti adeguati. Ecco perché tra le misure più urgenti per supportare questi bambini in condizioni di grave indigenza, per esempio è necessario che prima dell’inizio del nuovo anno scolastico venga garantito in tutta Italia il diritto alla mensa scolastica gratuita»

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Differenze sociali e istruzione: le parole e il caos

“Un operaio conosce 100 parole, il padrone 1.000. Per questo lui è il padrone”: lo sosteneva don Lorenzo Milani sessant’anni fa a Barbiana
Contano anche oggi 900 parole in più conosciute dal padrone rispetto all’operaio?
Lavoce.info pone il sottile quesito di fonte ad un mondo apparentemente cambiato, ma le 900 parole che separavano l’operaio dal padrone sono ancora quelle che fanno la differenza tra un lavoro mal pagato e uno migliore.
Gabriele Borg scrive su lavoce.info: “negli Stati Uniti il reddito in termini reali di coloro che hanno un titolo di studio superiore al diploma è cresciuto del 90 per cento negli ultimi cinquanta anni, mentre per chi non ha completato le high school è diminuito del 10 per cento”. Per l’Italia stessa storia. Lo dice anche l’Istat nel 2013: “Il reddito familiare cresce anche all’aumentare del livello di istruzione del principale percettore: le famiglie di laureati percepiscono mediamente quasi 38mila euro, cifra più che doppia rispetto a quella delle famiglie con principale percettore con basso o nessun titolo di studio (16.637 euro)”.
Ma non c’è solo il reddito, le 900 parole sono servono anche per essere più consapevoli dei propri diritti, per capire se un amministratore racconta fuffa, per difendersi da bufale e ciarlatani o per fare scelte migliori in tema di salute, alimentazione e stili di vita.
E allora? Allora studiare fa vivere meglio, noi e gli altri. Stando ancora ai dati Istat nel 2013 la quota di italiani con età tra i 25 e i 64 anni che hanno un diploma superiore era del 58,2 per cento, più di 15 punti percentuali in meno della media europea (pari al 74,9 per cento). E per i laureati il divario è ancor maggiore: 22,4 per cento in Italia, contro il 40 per cento europeo.
Se anziché di titolo di studio parliamo di competenze, le cose non vanno meglio. Scrive l’Ocse che l’Italia è l’ultima tra ventitré nazioni per competenze “letterarie” (abilità nel leggere e scrivere), sia nella fascia d’età tra i 16 e i 29 anni che in quella tra i 30 e i 54.

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In tema di istruzione permangono poi, scrive lavoce.info, marcate differenze sociali. Quelle 900 parole sono ancora lì a differenziare le classi sociali e dicono che i ragazzi figli di genitori con titoli di studio più elevati abbandonano gli studi assai meno rispetto ai figli di chi ha frequentato solo la scuola dell’obbligo: il tasso di abbandono scolastico è infatti del 2,7 per cento per i figli dei laureati e del 27,3 per cento per i figli di chi ha la scuola dell’obbligo.
E ciò è vero anche in termini di mobilità verso l’alto. In media, nei paesi del rapporto Ocse un giovane tra i 20 e i 34 anni i cui genitori hanno un diploma di scuola media superiore ha una probabilità doppia di ottenere una laurea rispetto a chi ha i genitori che hanno frequentato solo la scuola dell’obbligo. Se i genitori sono laureati la probabilità diventa 4,5 volte maggiore. In Italia il divario diventa ancor più grande: i figli dei laureati hanno una probabilità ben 9,5 volte maggiore.

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Mense scolastiche, Save the Children, monitoraggio in 36 comuni

Mense scolastiche, Save the Children, monitoraggio in 36 comuni: differenze enormi nei criteri di accesso e nelle tariffe con rischio discriminazione per molti bambini

A Vigevano, Brescia e Campobasso le peggiori prassi, a Genova e Bari le migliori prassi

E su Vigevano da oggi una petizione online di Save the Children (www.illuminiamoilfuturo.it/petizione) per chiedere al Sindaco mensa gratis a scuola per i bambini più disagiati. L’iniziativa nell’ambito di “Illuminiamo il Futuro”, la Campagna di Save the Children per dare educazione e speranza a migliaia di bambini in povertà educativa
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La mensa non è uguale per tutti. Su 36 comuni presi in esame1, dal nord al sud Italia, rispetto ai servizi di refezione scolastica delle scuole primarie, ogni comune si regola diversamente per le tariffe, le eventuali esenzioni o riduzioni e in caso di morosità: Vigevano, Brescia e Campobasso le prassi peggiori, con le rette tra le più alte d’Italia, nessuna esenzione anche per famiglie in difficoltà ed esclusione immediata del bambino dalla mensa in caso di morosità dei genitori.

Sono alcune delle evidenze del “Monitoraggio dei servizi di refezione scolastica nei maggiori comuni italiani”2, realizzato per il secondo anno da Save the Children e diffuso oggi, nell’ambito della campagna “Illuminiamo il Futuro” per dare educazione e speranza ai bambini stretti nella morsa delle povertà: 3 settimane di sensibilizzazione e raccolta fondi fino al 1° giugno, anche attraverso l’sms 45509.

http://www.illuminiamoilfuturo.it/

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